Come creare campagne personalizzate e automatizzate

19 Set 2019

La prima parola chiave da tenere a mente mentre si progetta una campagna di performance marketing è: personalizzazione. Viviamo in un mondo in cui l’utente si aspetta di ricevere solo le informazioni che davvero gli interessano come, ad esempio, la promozione allo shop online su cui compra assiduamente o uno sconto sul carrello che ha abbandonato pochi giorni prima.

Se parliamo di personalizzazione, non parliamo quindi di invasione del tempo e dello spazio dell’utente, al contrario: si tratta di una pratica accettata e persino gradita, tanto che le notifiche non in linea con le proprie aspettative assumono ancor di più una connotazione negativa.

Da dove partire: la corretta segmentazione dell’audience

Come ripetiamo spesso, i dati sono fondamentali per definire quali sono gli interessi, le informazioni sociodemografiche e geografiche dell’utente - dati raccolti durante campagne online o offline, che possono essere spunto per ulteriori campagne ad hoc.  Una corretta segmentazione ci permette di andare a raccogliere preziosi insights, che ci serviranno per attivare le varie attività di profilazione successive.

Risulta sempre più necessario affidarsi a partner che siano sensibili a questi aspetti, e che ci permettano di andare ad individuare solo il target con cui vogliamo parlare e la modalità più efficace di comunicazione, allo scopo di ottimizzare i risultati che ci siamo posti.

Ad esempio, se vogliamo raccogliere lead altamente profilate e qualificate, meglio partire da un cluster di invio più ridotto, riducendo la percentuale di bounce o di unsubscribed. Oppure, se stiamo raccogliendo per la prima volta lead tramite una campagna gestita da un partner esterno, sarà fondamentale definire i campi del form di raccolta, sulla base dell’uso che ne vorremo fare successivamente: ad esempio, per un’attività di recall tramite call center, sarà fondamentale richiedere il numero di telefono o se si vuole identificare solo cluster di B2B, sarà esseziale il campo “Azienda”. Sembrano banalità, ma spesso form impostati in modo non ottimale generano la raccolta di dati parziali o non utilizzabili.

 

Parla al momento giusto con il tuo target: cosa proporre… e quando

Una volta raccolti i dati e segmentati i cluster di invio, ci sono innumerevoli campagne che possono essere attivate per una relazione personalizzata con il contatto e, soprattutto, automatizzata, grazie all’impostazione di regole di invio, che consentono di risparmiare tempo e risorse.

Ricorda che le campagne automatizzate non si limitano al canale e-mail, ma possiamo utilizzare la profilazione e l’invio automatico anche con altri canali come l’SMS, per il retargeting online NATIVE o DISPLAY e, ancora, sui SOCIAL, nei normali canali conversazionali e su quelli istantanei come MESSENGER e TELEGRAM.

Ma quali campagne possono essere attivate? Sotto elenchiamo alcune delle casistiche - non esaustive - delle campagne maggiormente utilizzate:

  1. Campagna di benvenuto

Se l’utente si è iscritto alla nostra mailing list, possiamo far partire automaticamente un’e-mail per ringraziare dell’iscrizione, proponendo uno sconto oppure contenuti interessanti di approfondimento, da scaricare o da leggere sul nostro sito.

L’importante è non sottovalutare il potere del messaggio di benvenuto, che è molto efficace nel dare all’utente una prima buona impressione dell’azienda e dei contenuti/servizi che distribuisce. E non solo via e-mail, anche tramite Messenger e Telegram: il direct messaging ha elevate percentuali di coinvolgimento.

Tra i primi ad applicare una strategia di Content Marketing a Facebook Messenger è stato HubSpot, che nel 2017 intendeva verificare il potenziale di questo nuovo canale. I risultati sono stati sorprendenti: l’80 % di open rate sul canale Messenger, a fronte del 33 % di open rate con il canale e-mail.

  1. Recupero del carrello abbandonato

Puoi personalizzare il contenuto del messaggio a seconda del prodotto che l’utente ha scelto e messo nel carrello. O semplicemente, proporre uno sconto, visto che l’utente è passato sullo store ma non ha finalizzato la vendita. Successivamente, se l’utente non finalizza l’acquisto, puoi inviare un SMS in cui comunichi l’offerta limitata che sta avvenendo sul tuo store proprio in quel momento.

Secondo un recente rapporto di Active Trail, gli specialisti di Adestra hanno scoperto che il 75% dei professionisti del marketing ritengono che le e-mail personalizzate e a tempo siano in grado di aumentare il click-through rate (CTR), in particolare fino al 112%.

  1. Inviti a eventi e seminar esclusivi

Puoi attivare il workflow di comunicazione nel momento in cui l’utente si è iscritto al tuo evento, e successivamente, inviare in modo automatico l’e-mail di remind pochi giorni prima dell’appuntamento. Post-evento, ulteriori follow up serviranno per inviare la documentazione correlata e, da lì, innescare una serie di ulteriori touch-point che vanno a diventare sempre più personalizzati, sulla base dell’interazione che l’utente tiene con le comunicazioni che riceve.

  1. Customer Care

Sulla base dei dati in database, possono essere definite delle FAQ a cui un bot risponde in modo automatico e personalizzato. Oppure, definire tramite gli interessi del contatto che ci sta scrivendo, quale prodotto o servizio nel portfolio dell’azienda sia più in linea, e quindi proporre risposte specifiche sulla base di questo.

 

Conclusione: campagne personalizzate per un miglior rapporto con la clientela

Le possibilità di personalizzazione sono innumerevoli, quelle elencate sopra, sono solo alcune di quelle che possono essere sfruttate per migliorare il rapporto cliente-azienda e per aumentare l’ingresso di lead. Cosa aspetti? Non basta iniziare la segmentazione del database esistente, ma partire da una nuova impostazione di raccolta dei lead: scopri come PayClick può aiutarti!



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